Intervista a Simona Colucci, vegana e presidente dell’associazione Vegfestival
Un esercito pacifico sta invadendo di anno in anno il nostro paese: sono i 600 mila vegani e i 6 milioni di vegetariani che seduti al nostro tavolo ci obbligano a fare i conti con cibo e coscienza.
Simona Colucci, presidente dell’associazione Vegfestival, che da 8 anni a Torino riunisce tutta l’Italia vegana in una grande festa annuale, ci chiarisce le motivazioni e gli obiettivi.
Simona, cosa vuol dire essere vegana?
Scegliere di non mangiare prodotti che derivino dagli animali e dalla loro sofferenza; quindi evitare non solo carne e pesce, ma anche latte, uova, miele. E poi non vestirsi di lana e pelle e non utilizzare i cosmetici testati sugli animali.
Quale visione sta dietro questa scelta?
Vuole essere uno stile di vita condotto nel rispetto della vita di tutti gli esseri viventi. Siamo contrari anche agli allevamenti biologici, perché se è vero che in essa l’animale vive libero e non in gabbia, in ogni caso la fine della sua vita è decisa dall’uomo. Due esempi per tutti : una gallina con un’aspettativa di 20 anni, ne vive solo due, fin quando produce uova, e così una mucca viene uccisa a 5 anni, quando non è più in grado di produrre latte, invece che morire di morte naturale verso i 20 anni. I derivati non sono in sé morte ma portano comunque ad una fine precoce dell’animale: si pensi che dietro il codice dei coloranti usati per tingere di rosso bevande e caramelle si nasconde la coccinella.
Cosa ti ha portato ad esserlo?
Sono cose che ho scoperto parlandone con gli altri, osservando le tabelle e leggendo le ricerche. Per questo distribuiamo molto materiale informativo; dal 2005 esiste anche un sito (www.veganhome.it), che dispone di un database aggiornato su ristoranti e duty free vegan, con un forum aperto alle discussioni.
L’obbligo per legge di segnalare gli ingredienti va da una certa percentuale in su, quindi sicuramente anche io mangio qualche derivato animale senza saperlo, per questo il bisogno di informarsi e confrontarsi è continuo.
Quali sono le difficoltà di un vegano?
Il problema pratico di reperire alimenti vegani è sempre meno presente perché c’è un’attenzione costante alla salute, al biologico e quindi i negozi e le case produttrici sono in aumento. C’è sicuramente il problema sociale, perché si viene presi per estremisti, spesso ci dicono : “va bene vegetariano, però anche latte uova e scarpe!” però credo che sia una difesa, perché il vegan in qualche modo ti chiama in causa. C’è chi dice “dovresti pensare ai bambini che muoiono di fame” ma il nostro discorso si allarga anche ai rapporti tra nord e sud del mondo. L’occidente esporta gran parte dei generi alimentari dal sud del globo per dare da mangiare ai nostri animali; la stessa Fao ha detto che se tutti fossimo vegetariani il problema della fame nel mondo sarebbe ridotto drasticamente.
Eppure vi danno degli integralisti…
A volte si dice che siamo una setta perché usciamo solo tra di noi, ma per gli attivisti è naturale: dagli incontri nascono delle amicizie. Esistono poi problemi che chiamerei quasi di discriminazione, per cui a tavola gli onnivori ci rivolgono critiche infastidite, e talvolta tutta la serata si concentra sul tema. Spesso preferiamo trovarci tra di noi solo per passare delle cene in relax.
Cosa ne pensate della pet therapy?
Non abbiamo una opinione comune. Io personalmente non sono contraria, ma tutto dipende di cosa si fa per esempio di un cavallo nel momento in cui invecchia o si ammala, e non è più utile per quello scopo.
Vuoi aggiungere qualcosa?
Go vegan!

