Venerdì 29 Ottobre 2010 09:41 Carolina Caracciolo
57 bambini innocenti si trovano nelle carceri italiane femminili, a scontare colpe non loro. Di questi 22 addirittura in sovraffollamento: è questa la situazione allarmante denunciata nei giorni scorsi su l’Unità.
Il dato riguarda i piccolissimi, coloro che dovrebbero ricevere la massima tutela, perché si trovano nella fascia di età molto delicata, che va da 0 a 3 anni. Per stare accanto alle mamme detenute, vivono anch’essi in cella, e nel caso del carcere di Rebibbia, in spazi pensati per 15, e non 22 quanti sono.
Sviluppano disturbi dell’umore e accusano ritardo della parola, e lo svolgersi del loro quotidiano molto dipende dall’istituto penitenziario: Milano per esempio prevede una custodia attenuata con personale specializzato nell’infanzia, ad Avellino non possono mai uscire dalle sbarre, mentre Civitavecchia e Bologna non annoverano nessun professionista in materia.
Ancor più degradante che nessun carcere preveda un percorso di distacco, quando, dopo il compimento del terzo anno d’età, il bambino è dato in cura obbligatoriamente a una casa famiglia o a degli affidatari. Il volontariato da solo non basta, per questo 5 anni fa oltre 70 associazioni hanno presentato una proposta di legge che prevede pene alternative per le mamme: oggi ancora ferma alla commissione giustizia della Camera.
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